Incontri
(Crossover tra Fushigi Yuugi e Slam Dunk)

La seguente fanfic è un crossover tra Slam Dunk e Fushigi Yuugi. Non chiedetemi come mi sia venuta in mente perché non lo so proprio!

Ah, il personaggio femminile sarebbe dovuto essere passato a miglior vita, ma l’ ho resuscitato per esigenze di copione. Nel corso della storia spiegherò anche il perché….

 

“Ci vediamo domani!”

“A domani ragazzi!”

“<Anche per oggi è finita> disse tra se Kaede Rukawa asciugandosi lentamente il sudore.

Essere l’asso della squadra aveva i suoi svantaggi…ma non poteva fare altrimenti. Con il campionato alle porte, il capitano Miyagi sottoponeva l’intera squadra ad allenamenti a dir poco massacranti.

“<Casco dal sonno> pensava l’ala dello Shohoku avviandosi lentamente verso casa con la sua fidata bicicletta.

Il tramonto era ormai passato da un pezzo ma, nonostante la stanchezza camminava senza troppa fretta. A casa nessuno l’aspettava…i suoi…divorziati, sua madre sempre in viaggio e sua sorella in giro per il mondo.

Era inutile quindi affrettarsi  pensava, mentre, con il walkman sparato nelle orecchie ascoltava l’ultimo successo dei Malice Maizer*.

 

Era ormai arrivato quasi a casa, quando, svoltando un angolo, qualcuno gli piombò addosso. Rukawa non riuscì a frenare in tempo, così sia lui sia la misteriosa figura caddero per terra.

“Ehi tu, fai più attenzione….ma che diavolo…” s’interruppe. L’investitore era una ragazza piuttosto alta e vestita in maniera stravagante. Gli occhi erano rossi e gonfi e la gamba destra era piena di sangue, sgorgato da una ferita piuttosto profonda.

 

“Tutto bene?” disse il ragazzo rivolto alla fanciulla, ancora seduta per terra di fronte a lui.

“ Tutto bene?” ripeté tendendole una mano.

Osservandola meglio si accorse che il suo vestito non era strano, ma anzi notevolmente inusuale. Non era normale, infatti, che una ragazza indossasse un’armatura in pieno centro di Kanagawa.

“Dove sono?” disse la ragazza ignorando la domanda.

“Come sarebbe? Sei nella prefettura di Kanagawa, Giappone, e mi hai appena investito.

Comunque vedo che stai bene, quindi posso anche togliere il disturbo!” esclamò Kaede raccogliendo la sua bicicletta.

La ragazza non parve neppure ascoltarlo e, sorreggendosi al muro, iniziò ad allontanarsi zoppicando. Non riuscì neppure a percorrere pochi metri però, poiché sentì le gambe non reggere più e svenne accasciandosi al suolo.

 

Rukawa, intanto era arrivato a casa, rimuginando ancora sullo strano incontro di pochi minuti prima.

“Chissà chi era” disse ad alta voce “e poi era anche ferita…beh Kaede, non è da te preoccuparti di una tipa così strana…” soggiunse accingendosi a cambiarsi.

Il pensiero della sconosciuta continuò però ad albergare nella mente dell’asso dello Shohoku nei minuti seguenti; nonostante la fama di scontroso e maleducato, il ragazzo non era per nulla cattivo, così presa in fretta una decisione, uscì di corsa, raggiungendo il vicolo dove aveva incontrato la ragazza.

Fortunatamente lei era ancora lì, a terra e priva di sensi.

Rukawa, non sapendo che fare, la prese in braccio e la portò a casa sua.

 

 

 

RUKAWA:

Giacché non sapevo che fare la portai a casa mia.

In quella ragazza c’era qualcosa di molto ambiguo. Nessuna ragazza normale sarebbe andata in giro vestita in quel modo assurdo che sembrava preso da un manga. E poi quella sua ferita sulla gamba…

Per il momento potei solo attendere il suo risveglio, medicandole come potevo l’arto ferito.

Mentre la medicavo mi accorsi di qualcosa di simile ad un tatuaggio sulla gamba sinistra. Era in un carattere strano, un ideogramma che non conoscevo. Forse era cinese, sicuramente non giapponese. E neanche lei doveva esserlo.

Innanzi tutto era abbastanza alta, almeno 1.70, e i capelli rossi e gli occhi grigi confermavano la mia ipotesi sulla sua provenienza.

 

Cercai a lungo di capirci qualcosa, ma più pensavo, più mi sentivo confuso.

Se i miei compagni di squadra mi avessero visto, chissà quante risate si sarebbero fatti.  Anche loro sarebbero stati increduli nell’osservare il loro fiero compagno soccorrere una donna per strada e portarsela a casa.

La verità era che nessuno aveva mai potuto scoprire il mio vero carattere. La mia fama era di tenebroso genio del basket, serio, impenetrabile a chiunque.

In realtà quella era la facciata di me che più mi piaceva mostrare al mondo.

Era una corazza che mi ero creata tanto tempo prima, poco prima di entrare alle medie; fu il giorno nel quale i miei genitori divorziarono e i compagni mi presero in giro perché, ingenuamente, raccontai che mio padre aveva un’amante. Un ragazzino più grande di me fece delle battute sconce alle quali tutti risero di gusto.

Tutti, meno io, che sarei voluto sprofondare per la vergogna.

In realtà, a pensarci dopo tanti anni, l’episodio non presentava quella gravità che gli attribuii all’epoca, ma per un bambino, già shockato per la separazione della famiglia, rappresentò un colpo.

Da quel giorno decisi che mai più nessuno avrebbe mai potuto scoprire nulla di me. Rinunciai alle amicizie, a qualsiasi tipo di rapporto sociale e mi dedicai al basket, la mia più grande passione.

Giocare a basket fu per anni ed anni il mio unico pensiero, ciò che mi permetteva di non cadere in depressione ogni volta che tornavo a casa.

Una casa sempre vuota, dove mia madre, manager di successo, metteva piede una volta al mese e dove, ma solo in teoria, avrei dovuto vivere con mia sorella Sanae. Lei invece fu molto più furba di me. Appena diplomata, partì per la Francia con una borsa di studio per un prestigioso istituto parigino.

Era da un anno che non ci vedevamo e non mi pesava affatto la solitudine.

Da troppo tempo ero solo perché potessi sentire la mancanza dei miei familiari.

Così era nato quell’aspetto del mio carattere che tutti detestavano e che faceva sì che quel rompiscatole di Sakuragi mi chiamasse frigorifero ambulante.

 

Beh, dopotutto era la verità. Ero davvero freddo e distaccato e andavo orgoglioso del mio carattere; ogni tanto però il vero Kaede veniva fuori e faceva cose assurde.

Proprio come quella sera.

 

Perso nei miei pensieri non mi ero accorto che si era fatto davvero tardi.

Avevo fame ed indossavo ancora l’uniforme; dovevo almeno farmi una doccia e cambiarmi ed invece non feci nulla di tutto ciò.

Mi sedetti vicino al divano e mi accorsi che la mia ospite si era svegliata.

“Come va?” le chiesi avvicinandomi.

La sua espressione spaventata mi convinse che dovevo cercare di tranquillizzarla.

“Stai tranquilla…sono quello che ti ha investito, ricordi?”

Per tutta risposta lei tentò di alzarsi.

“Stai buona e non fare la stupida, non puoi neanche muoverti!” esclamai “piuttosto dimmi il tuo nome”

“Devo tornare subito nel mio mondo!” disse lei spalancando i suoi occhi grigi.

“Che diavolo vuol dire che devi tornare nel tuo mondo?” le chiesi esterrefatto. Iniziavo a non capirci più nulla….”raccontami cosa ti è successo e vedrò di aiutarti. Ma dimmi almeno come ti chiami”.

“A quanto pare sono costretta a fidarmi di te” rispose chinando la testa “comunque puoi chiamarmi Soi”

“Va bene…Soi, ti ascolto” dissi, mentre lei iniziava a parlare.

 

A man a mano che procedeva nel racconto udii cose che pensavo esistessero solo nei libri. A quanto pare Soi proveniva da un mondo parallelo ed ora, per uno strano prodigio che neanche lei riusciva a spiegarsi, si trovava qui. L’unico modo per tornare indietro era cercare la sua sacerdotessa, colei che per prima aveva oltrepassato il limite tra i due mondi.

 

Confesso che ero piuttosto perplesso. Tutto mi appariva piuttosto strano e sinceramente non sapevo neanche se crederle o no.

Sembrava sincera, ma la storia che mi aveva raccontato aveva dell’incredibile.

Decisi comunque di provare a crederle…

 

“Soi, se davvero mi hai raccontato la verità ti aiuterò”

“Grazie, ma posso dimostrarti che non ti ho mentito” rispose con calma.

“Non capisco….che diavolo è?!?” urlai. Sul suo dito indice si era formato un piccolo fulmine che lei aveva scaricato su un albero fuori dalla finestra.

“Ora mi credi??”

Ero sconvolto…certo che le credevo, diamine, non avevo mai visto qualcuno produrre fulmini dalle dita.

“Ho altre possibilità?” esclamai ancora scosso. “Senti, ora riposati un altro po’ e domani decideremo cosa fare”.

 

Soi non mi parve contenta. Evidentemente voleva proprio tornare in fretta nel suo mondo.

 

“E va bene, iniziamo subito. Prima dicevi che volevi ritrovare la sua sacerdotessa. Ma hai idea di quanto sia difficile? Potrebbe essere in tutti i luoghi del mondo. Almeno ti ricordi come si chiamava?” dissi dubbioso e rassegnato. Quella sarebbe stata una notte insonne…

“Io la chiamavo lady Yui…”

“YUI??? Ma allora è giapponese!”. Per un attimo esultai. Il fatto che fosse giapponese era un passo avanti, ma non risolveva il problema

“non conosci il suo cognome vero?”

“Ricordo che il suo nome completo fosse…Ho…Hon…Hongo Yui” mormorò toccandosi la fronte, come per farne uscire i ricordi.

“Hongo? Non è un cognome molto diffuso…ricordi altro?”

“No, solo che una volta Nakago mi fece vedere la sua città. Era molto grande…e Suboshi mi raccontò di aver visto una grande torre”.

Una grande torre? Era sicuramente Tokyo. Finalmente un dato sicuro!

“Bene Soi, forse ho trovato il modo di trovare la tua lady Yui” esultai “Stai qui, io esco un attimo” dissi precipitandomi al centro telefoni più vicino per procurarmi l’elenco del telefono di Tokyo. Per fortuna era ancora aperto, così potei procurarmi subito ciò che cercavo.

 

Quando tornai a casa la trovai in piedi, con i capelli sciolti, intenta a togliersi l’armatura.

Senza quell’ingombrante accessorio, con i piedi nudi sul tappeto, coperta solo da una veste leggerissima, Soi mi sembrò per un attimo una principessa da favola….

Mi accorsi di avere il viso in fiamme e tentai di riprendermi non appena lei si voltò.

“Scusa se ho fatto tardi. Ora tenterò di trovare questa Yui Hongo. Aspetta che faccia solo un po’ di telefonate”.

“Telefonate? Cosa sono?”

“Ehm…è complicato da spiegare; sono un modo per poter parlare con gente lontana”

“Ah, capisco, come la telepatia!”

“S-si, più o meno. Ora fai silenzio, vediamo di poter combinare qualcosa”.

Non mi sentivo tranquillo, ma non potevo fare altrimenti. Così, sospirando afferrai il telefono e iniziai una lunga serie di telefonate.

 

Per farla breve chiamai tutti gli Hongo di Tokyo chiedendo di Yui. Per fortuna alla quinta telefonata conclusi qualcosa di buono

“Buonasera, sto cercando Yui Hongo” dissi senza molta convinzione quando udii una voce dall’altra parte della linea.

“Sono io, chi parla?” rispose una voce femminile.

“<Bingo! > Senta, non so le lei mi crederà, ma parlo per conto di una persona che dice di chiamarsi Soi  <bene, ora mi chiuderà il telefono in faccia>”

“COME?? Soi?? Ho sentito bene?” esclamò la ragazza al telefono con la voce visibilmente alterata.

“Si, se lei è la Yui Hongo che cerchiamo forse potrà aiutarci”

“Credo…si…se è davvero Soi…dobbiamo vederci assolutamente. Da dove chiama?”

“Da Kanagawa. Ora è tardi, ma domani possiamo incontrarci. Domani mattina va bene?”

“Ehm…io ho la scuola. Domani pomeriggio però sono libera. Verrò io a Kanagawa, con un’altra persona”

“<Scuola? Sarà una liceale?> Per me va benissimo, ci vedremo alla stazione principale alle 17-30. Ci riconosceremo facilmente credo”

“Si, lo credo anche io. Ehm…potrei parlare con Soi per favore?” mi chiese la supposta sacerdotessa.

“Solo un attimo”. Feci cenno a Soi di avvicinarsi e di parlare nella cornetta come avevo fatto io.

Lei mi ubbidì prontamente . La vidi chinare lo sguardo e dire solo tre parole “Grazie lady Yui”.

Capii che non avrebbe più altro, così ripresi il telefono e finii di organizzare l’incontro dell’indomani.

 

“Bene, domani andremo ad incontrare la tua lady Yui” dissi a Soi, appena chiuso il telefono “e vedrai che riuscirai a tornare nel tuo mondo”.

“Lo spero…” mormorò.

Chissà perché quello sguardo mi commosse moltissimo. Evidentemente sentiva molto la mancanza, non solo del suo paese, ma anche di qualcuno in particolare….

In ogni caso non era un mio problema, ed era anche piuttosto tardi…

“Soi, io dormo qui sul divano, tu puoi andare nella mia stanza. Domani mattina devo per forza andare a scuola, ma poi tornerò a casa a prenderti e andremo all’appuntamento, va bene?”.

La risposta non arrivò mai. Soi si era addormentata sul divano; così mi toccò di nuovo prenderla in braccio e portarla sul mio letto…

 

 

*i Malice Maizer sono un gruppo pop giapponese realmente esistente.

 

SOI

Quella fu la notte più brutta della mia vita. Mi trovavo da sola, in un luogo sconosciuto. Probabilmente se non avessi conosciuto quel ragazzo chiamato Kaede mi sarei trovata davvero in pericolo. Ero giunta lì per caso. Mentre mi trovavo nella mia casa, quella che dividevo con Nakago, mi ero sentita avvolgere da una gran luce e, pochi minuti dopo mi ero trovata in quello strano mondo.

Mi ero ferita e vagavo per strade deserte da circa un’ora, quando fui investita da Kaede che mi portò a casa sua e mi soccorse.

 

Per fortuna…altrimenti non so cosa sarebbe successo. Mi era chiara una cosa però. Quello era sicuramente il luogo da dove provenivano lady Yui e la sacerdotessa di Suzaku. Se volevo tornare a casa dovevo trovarle.

Ma come?

Ancora una volta Kaede mi fu d’aiuto. Lui riuscì a rintracciare lady Yui grazie a delle strane macchine che permettevano di comunicare a distanza.

L’indomani forse avrei trovato il modo di tornare a casa…con questo pensiero e il viso di Nakago nella mente m’addormentai…e poco dopo sentii Kaede stringermi tra le braccia e depormi su un letto…

 

RUKAWA:

Non riuscivo a prendere sonno; pensavo alla strana avventura che stavo vivendo.

Senza riuscire a dormire mi alzai da quello scomodo divano e camminai sino alla mia stanza, senza accendere la luce.

L’unico lume che s’intravedeva era quello della luna. Soi dormiva su un fianco, con i lunghissimi capelli che le incorniciavano dolcemente il viso. Non potei fare a meno di avvicinarmi. Una ciocca di capelli le era caduta sul viso e istintivamente la spostai, sfiorandole il volto.

Il mio gesto però mi fece paura e subito mi ritrassi, tornando nel soggiorno. Non era da me comportarmi così, specie con una donna.

Strano, io che dormivo sempre, stavolta ero divenuto insonne…mi addormentai dopo più di un’ora e il mio non fu un sonno tranquillo.

 

Mi risvegliai all’alba, dato che quella notte non ero quasi riuscito a chiudere occhio.

Il sole era sorto da pochissimo quando decisi di alzarmi dal divano.

Trovai la mia ospite già sveglia, intenta a pettinarsi i capelli con le dita.

 

 

 

“Buon giorno”, fu il mio saluto “Mi dispiace, ma dovrai stare tutta la mattina da sola. Io devo andare a scuola e non posso assolutamente mancare. Pomeriggio però tornerò a casa” continuai.

Sinceramente non me la sentivo di lasciarla sola, ma non potevo fare altrimenti. Se avessi preso un’altra insufficienza avrei dovuto rinunciare al campionato nazionale, e questo non doveva assolutamente accadere.

“Va bene” rispose.

 

Così, due ore dopo, me n’andai e la lasciai li, seduta sul divano.

 

Tutta la mattina fu una tortura. Non riuscii neppure ad addormentarmi sul banco e Sakuragi mi prese in giro all’infinito.

Incredibilmente sveglio, non prestai però nessun’attenzione alle lezioni. La mia speranza era che quelle ore passassero veloci.

Il mio pensiero andava a Soi, sola a casa.

 

“<Che ti succede Kaede?>” mi dicevo.

Era incredibile. Io, idolo incontrastato delle ragazze della scuola, il bel tenebroso dello Shohoku, mi trovavo tutt’ad un tratto turbato da una ragazza uscita fuori da un mondo misterioso.

Finalmente quelle dannate cinque ore finirono. Mentre i miei compagni, rumorosi come sempre, uscivano dalla classe a gruppetti, io corsi verso la terza A, dove avrei sicuramente trovato il senpai Miyagi.

Era li, infatti, insieme ad Ayako.

Gli comunicai che quel giorno non sarei stato agli allenamenti, ovviamente senza spiegare il motivo.

Miyagi parve meravigliarsi, ma non fece nessun commento, raccomandandomi però d’essere presente gli altri giorni.

 

Come una furia tornai a casa. I pochi minuti che dovetti impiegare mi sembrarono un’eternità e, quando finalmente arrivai, di lei non c’era traccia. Non era nel soggiorno e neanche nella mia stanza.

Dove diavolo si era cacciata? Non sarebbe potuta uscire, dato che avevo chiuso la porta d’ingresso a chiave.

Per mia fortuna, non avevo cercato solo in un posto.

Era li, infatti, poggiata alla ringhiera della terrazza….

 

“Soi, mi hai fatto prendere un colpo!” esclamai più morto che vivo. Ci mancava solo che adesso sparisse.

“Scusami…è solo che volevo vedere il sole”

“Va bene, lasciamo stare. Ma perché volevi vedere il sole? Non c’è nel tuo mondo?” le chiesi stupito.

“No, però volevo sapere se era davvero come quello che splende nel mio paese” mormorò con il capo chino.

“Ed è uguale?”

“Si”

“Allora non essere triste. Tornerai a casa, te lo prometto, ma ora smettila con quella faccia scontenta e prova a sorridere” la consolai.

 

Quel suo sguardo triste mi era penetrato nel cuore come un cuneo. E si conficcava in profondità, sino a toccare quella parte di me che, almeno da dieci anni non veniva più fuori.

L’avrei aiutata a qualsiasi costo adesso….poiché lentamente, inesorabilmente, senza che quasi me n’accorgessi, sentivo che qualcosa era cambiato.

Non me n’accorsi subito, e non so se fu un bene. L’avrei notato solo più tardi, quando sarebbe stato troppo tardi per qualsiasi cosa.

 

Ora dovevo solo preoccuparmi di portarla dalla sua sacerdotessa, senza pensare ad altro.

 

SOI:

Finalmente il momento era giunto, avrei raggiunto lady Yui e forse sarei tornata da Nakago.

E tutto grazie a Kaede. Decisi di accontentarlo e provai a sorridere. In fin dei conti nulla era ancora perduto…

 

L’ora giunse. Dovevamo recarci da lady Yui.

Mentre finivo di indossare gli unici abiti che possedessi, Kaede mi consegnò delle strane vesti.

“Indossa questi, sono di mia sorella. Non puoi certo uscire vestita in quel modo!” mi disse in tono severo.

Presi il vestito, poco convinta, persuasa che quell’abito poco si addicesse ad una guerriera.

In ogni modo andai da lui a farmi vedere.

Beh, a giudicare dal suo sguardo, probabilmente mi sbagliavo.

“Che c’è?” gli chiesi.

“Nulla…è che stai d’incanto…” balbettò.

“Grazie” fu la mia risposta, mentre finivo di prepararmi, raccogliendo i miei capelli in una treccia.

 

RUKAWA:

Soi era stupenda.

La sua bellezza era mille volte superiore a quella di qualsiasi ragazza di Kanagawa. Il suo volto luminoso riusciva a valorizzare il semplice vestito che avevo preso dall’armadio di Sanae.

Non avrei mai smesso di guardarla, ma non era momento di perdersi in pensieri inutili.

Dovevamo sbrigarci, ed arrivare in tempo.

L’appuntamento era per le 17-30 alla stazione centrale. Non c’era stato bisogno di darsi dei segni di riconoscimento, ovviamente.

 

Appena arrivati alla stazione, due ragazzine, pressappoco della mia età si corsero verso di noi.

Le due erano accompagnate da un ragazzo sui vent’anni, piuttosto alto, che Soi parve conoscere.

“<Bene, credo che la mia missione sia finita> pensai.

Le ragazze erano ambedue piuttosto carine. Una era bassina, con i capelli lunghi e si teneva avvinghiata al ragazzo. L’altra era più alta ed aveva i capelli chiari.

Istintivamente compresi che quella doveva essere la famosa lady Yui, nella quale tanto sperava Soi.

Mi sembrò strano che una liceale potesse essere una sacerdotessa di non so che divinità strana, ma ormai non riuscivo a stupirmi più per nulla.

In ogni caso non sapevo cosa fare, se andar via oppure rimanere li.

Per fortuna a tirarmi fuori dall’imbarazzo giunse la ragazza con i capelli lunghi, che si avvicinò a me allegra

“E tu devi essere Kaede, giusto? Io sono Miaka Yuki” esclamò tendendomi la mano.

“Piacere Yuki” risposi, senza dire altro.

“Chiamami Miaka. Ah, lui è Taka Sukunami, il mio fidanzato”.

 

 

SOI:

 

Quando Kaede mi portò verso il luogo dove avrei dovuto incontrare Lady Yui, non mi accorsi neppure di ciò che mi stava intorno. Il mio pensiero andava solo in una direzione.

E quando la vidi da lontano, ebbi un tuffo al cuore.

Lady Yui non era cambiata per nulla. Esteriormente appariva più adulta, ma la riconobbi subito, e mi precipitai verso di lei.

Forse in altri tempi l’avevo odiata, per via di Nakago…era stato difficile avere la sacerdotessa di Seiryuu come rivale in amore.

Adesso però non provavo più alcun odio nei suoi confronti. Ora era davvero solo la sacerdotessa per la quale avevo combattuto.

Quando mi vide, anche lei mi corse incontro abbracciandomi, e promettendomi che avrebbe fatto tutto il possibile per aiutarmi a tornare a casa.

Con Lady Yui c’erano anche altre due persone, di cui mi accorsi solo dopo. Una era sicuramente la sacerdotessa di Suzaku, mentre l’altro era Tamahome. In effetti, avevo sentito dire che era rimasto nel mondo della sua amata, ed ora n’avevo la prova.

 

Ironia della sorte. Mi trovavo a chiedere aiuto a chi prima avevo odiato…

Ma non c’era traccia del passato in ciò che vivevo ora.

Quando mi fui rassicurata Lady Yui mi chiese di tutte le stelle di Seiryuu, specialmente di Suboshi, e fu molto contenta di sapere che adesso anche lui era tornato in vita. In realtà non lo vedevo da un po’ di tempo, ma ora viveva con suo fratello Amiboshi. Degli altri non avevo notizie, ma sicuramente stavano bene.

 

In ogni modo lady Yui mi tranquillizzò. Sarei tornata nel mio mondo e ciò era importante.

Avrei dovuto solo attendere un po’ di tempo e poi tutto si sarebbe risolto per il meglio.

 

RUKAWA:

Mentre tornavamo a casa, dopo l’incontro con Yui, mi accorsi che Soi era notevolmente più tranquilla.

Yui era stata molto comprensiva e si era detta pronta ad aiutarla. Le servivano solo un paio di giorni.

Così decidemmo che ci saremmo rincontrati e che, nel frattempo Soi sarebbe rimasta a casa mia. Ospitarla non mi dava nessun problema, tanto più che vivevo da solo.

E poi ero inconsciamente felice che lei rimanesse con me ancora un po’.

Mentre salivamo sul treno, iniziai a sentire qualcosa di strano in me. Una sensazione che non provavo da qualche tempo; era come se nel mio cuore fosse stato colmato un vuoto. Da anni non mi ero interessato a nulla che non fosse il basket. Ora invece tutt’ad un tratto mi trovavo catapultato in una strana avventura, con la ragazza più bella che avessi mai visto.

 

“<Chissà, forse sto diventando troppo sentimentale>” mi dissi, aprendo la porta di casa.

Ma compresi che non era certo quello il motivo per cui mi sentivo in quel modo.

Il motivo vero lo capii pochi minuti dopo, quando, mentre preparavo la cena, osservai Soi che, seduta vicino alla finestra, guardava fuori con un’espressione triste che mi toccò il cuore.

Sentivo il suo stato d’animo, assai più di quanto io stesso potevo immaginare.

E, senza avere preciso sentore di ciò che stavo facendo, mi avvicinai a lei.

“Va tutto bene?” le chiesi a voce bassa.

“Si, grazie” mi rispose con un debole sorriso.

“Ne sono felice. Non voglio vederti triste…<no, per nessuna ragione… >”.

 

SOI:

Mi sentivo stanchissima. Erano state davvero troppe le emozioni di quel giorno, ed ora ero contenta di potermi riposare un po’.

In quel momento non desideravo che tornare a casa mia. Sicuramente Nakago mi stata aspettando…

Nakago. I miei pensieri andavano a lui in ogni momento della mia vita.

Eppure perché oggi non avevo minimamente pensato a lui? Forse ero troppo presa dall’incontro con lady Yui, o forse…era Kaede che, era riuscito a distrarmi per un po’.

Gli ero molto grata per questo, e mi sarebbe piaciuto molto averlo per amico. Mi sembrava serio e gentile, anche se un po’ taciturno. Ma potei capire lo stesso che era un bravissimo ragazzo.

Così, mentre cenavamo, lo spinsi un po’ a parlare. Gli raccontai, meglio della sera prima, tutte le mie avventure. Narrai di Nagako e della sua triste infanzia, e della guerra tra Kuto e Konan. Parlai anche dei miei compagni. Di Nakago, il fortissimo generale dell’esercito imperiale, di Suboshi, un combattente spietato che diveniva rosso al solo vedere lady Yui, di suo fratello Amibshi, bravissimo musicista, dello sfortunato Ashitare, del subdolo Miboshi e del bizzarro Tomo dalla faccia dipinta.

 

RUKAWA:

Non ricordavo di aver riso così tanto da anni. Le avventure di Soi erano molto avvincenti e in alcuni punti anche divertentissime. Pensai all’uomo con la faccia a strisce e iniziai a ridere come un folle.

“Non sentivo cose così interessanti così da secoli. Beh, per ricambiarti ti parlerò di quello che faccio io” le dissi.

Ed iniziai a raccontargli della mia squadra di basket. Di tutti i suoi componenti e di quel cretinone di Sakuragi. Spinto dall’entusiasmo mimai il canestro schiacciatesta del rosso e le mostrai persino le fotografie dell’ultimo campionato.

 

Mi sentivo davvero bene ora; in quella camera c’era una serena aria di famiglia, come quando io avevo una famiglia.

Scherzare attorno ad un tavolo, prendersi in giro, erano tutte cose che avevo dimenticato. Non mi sembrava vero riviverle adesso. E per di più in compagnia della donna di cui, lentamente, inesorabilmente, mi stavo innamorando.

Ora lo capivo. Poche ore mi erano bastate per donarle il mio cuore. E mentre la guardavo, pensavo che nulla potesse essere più bello del suo dolcissimo sorriso.

 

RUKAWA:

Quella notte, come la precedente, non riuscii a chiudere occhio. Pensai e ripensai lungamente a ciò che stavo vivendo e giunsi ad una sola conclusione.

La amavo.

Ignoro ancora come possa essermi successo, come io sia riuscito ad amarla dopo un solo giorno. Ma era successo.

Kaede Rukawa aveva aperto il suo cuore, dopo anni ed anni.

Kaede Rukawa amava, e senza speranza.

Soi sarebbe dovuta tornare nel suo mondo. E basta.

Con quei pensieri che mi si agitavano nel cervello, mi addormentai.

 

Il risveglio non fu dei migliori. Era appena l’alba quando mi svegliai e, con grande meraviglia, trovai Soi accanto al mio letto.

 

“Che fai qui?”.

 

SOI:

Mi alzai prestissimo, com’era mia abitudine e, non sapendo cosa fare, uscii dalla stanza nella quale avevo dormito e raggiunsi la camera nella quale dormiva Kaede.

Rimasi un po’ a guardarlo, come facevo spesso con Nakago.

Chissà perché, mi sembrava che quei due si somigliassero.

Non certo nell’aspetto fisico. Nakago era biondo, con due bellissimi occhi azzurri, mentre Kaede aveva capelli e occhi tanto neri, da avere, nella penombra, quasi un luccichio blu.

Ma il modo di dormire era uguale a quello dell’uomo che amavo. Con la testa leggermente reclinata e l’espressione tranquilla.

Sorrisi, senza volerlo, e per un attimo mi immaginai di dormire abbracciata a lui.

“<Che vai a pensare, Soi?>” mi dissi, ricacciando indietro quei pensieri assurdi.

 

Pochi minuti dopo, Kaede si svegliò, chiedendomi cosa facessi li.

 

RUKAWA:

“Nulla” mi rispose, spalancando gli occhi color argento.

“Ok, hai fame?” fu tutto quello che riuscii a dire.

“Si…ah, Kaede, anche stamattina andrai via?”.

Per un istante non capii, poi compresi che certamente si riferiva al fatto che io dovessi andare a scuola. Io le risposi di si, ma le dissi anche che sarei tornato nel pomeriggio e che, se avesse voluto, l’avrei portata in giro per Kanagawa. Ovviamente le chiesi se aveva voglia di farlo.

“Si…grazie….” rispose chinando il capo con un sorriso mesto.

 

SOI:

Stranamente la mattinata passò in fretta, e quando Kaede tornò, mi diede degli abiti che avrei dovuto indossare prima di uscire.

 

Non so se a Nakago sarebbe piaciuta quella cosa che Kaede chiamava minigonna. Era scomoda e per di più le mie gambe erano del tutto nude. Somigliava alla mia tenuta da combattimento, ma in quel caso mi era necessario essere libera nei movimenti.

Qui invece…beh, tutte le ragazze portavano quell’indumento. Così mi rassegnai ad uscire vestita in quel modo.

Il giorno prima, presa dall’incontro con lady Yui, non ci avevo fatto caso, ma ora mi rendevo conto che non c’era un solo essere umano che non mi fissasse in modo strano.

 

RUKAWA:

Camminare con Soi per strada dava una sensazione stupenda.

Mi sentivo l’uomo più invidiato della terra. Ed era normale. La bellezza di quella ragazza era eccezionale. Sembrava una creatura fatata, che posava leggera i suoi passi lungo le strade di Kanagawa, con un’andatura da divinità sperduta, posando qua e là i suoi occhi grigi.

Persino la capigliatura rosso rame sembrava attirare su di se i raggi del sole.

 

Camminavo lungo il marciapiede, senza sapere dove andare, con la testa totalmente rintronata.

“Kaede?” mi chiamò Soi.

“Si?”

“Tutto bene? Mi sembri un po’ distratto”

“No, sto benissimo. Senti, cosa vorresti fare?”

“Non lo so…ma vorrei vedere com’è fatto questo luogo”.

“Preparati allora, perché ti farò girare tutta la città!” esclamai

“Va bene!” sorrise.

 

Il pomeriggio fu frenetico. La portai davvero dappertutto.

Girammo per tutta Kanagawa, le feci vedere tutto della mia città, e lei guardava con aria sognante, sgranando ogni tanto di stupore i suoi occhi grigi. Ad un certo punto, stanchi ed affamati, ci fermammo in un bar a ristorarci. Per lei era tutto una nuova scoperta, persino il cibo a me così consueto, era per lei fonte di grande meraviglia.

 

In quel momento mi venne in mente che dovevo avvertire il capitano Miyagi che nei giorni seguenti non sarei andato agli allenamenti. Non mi sentivo di lasciarla sola a casa….

 

“Soi?”

“Dimmi Kaede”

« Ora dovremmo andare in un posto”

“Dove?”

“Nella palestra della mia scuola”

Probabilmente non aveva capito il significato delle mie parole, ma annuì.

 

Arrivati di fronte al cancello della scuola, ero indeciso se portarla dentro, o farla rimanere là fuori. Scelsi per la prima scelta, anche se era proibito portare estranei all’interno dell’istituto.

 

Le dissi di aspettarmi davanti alla palestra, raccomandandole di non muoversi.

Entrai in palestra, e mi diressi verso il capitano Miyagi.

“Rukawa! Finalmente! Credevo che anche oggi avresti saltato gli allenamenti”

“Capitano, veramente sono venuto per avvertire che non verrò per qualche giorno”

“Cosa? E perché Rukawa? Proprio tu che sei l’asso della squadra….e poi c’è il campionato vicino”

Stavo per inventarmi una scusa, quando sentii una serie di schiamazzi fuori dalla palestra. Mi precipitai fuori, e vidi vicino a Soi due ragazzi, uno dei quali le teneva il polso.

 

“E dai, bella, perché non vieni a prendere qualcosa con noi?”

“Lasciatela subito, farabutti!”

“E tu chi sei?” disse uno dei due.

“Masahiko, andiamocene! Questo è Rukawa, dicono che sia bravissimo a fare a botte!”

“Rukawa? Oh, no! Filiamo!”

Dopo che i due scapparono via, mi avvicinai a Soi e le chiesi se andava tutto bene.

“Grazie Kaede” mi disse lei.

Purtroppo la mia fuga dalla palestra aveva attirato l’attenzione di tutta la squadra, che era uscita per vedere cosa fosse successo. Quando mi videro venire in aiuto di Soi, iniziarono tutti a ridacchiare, chi cercando di non farsi vedere, chi invece molto spudoratamente, come Sakuragi.

“Ah ah! Guardate ragazzi, la volpe ha una ragazza! Ehi, volpino, perché non ci presenti questo schianto?”

Divenni paonazzo in volto, e l’unica cosa che potei fare fu sbraitare:

“Taci, cretino!”

La voce di Soi mi fece ritornare normale

“Ehm… Kaede… questi sono tuoi amici?”

Sakuragi fece un’altra battutina acida:
 “Avete sentito, ragazzi? L’ ha chiamato Kaede! Tu, idiota, non ti accontenti di Haruko, ora hai pure questa bellezza?!”

“NON E’ LA MIA RAGAZZA!” urlai arrabbiatissimo.

“Ok ok calmati…mamma mia che scontroso!” esclamò Sakuragi.

“E in ogni caso è…mia cugina” bofonchiai. Che altro potevo dire?

“Tua cugina? Ma sei sicuro? Non sembra neppure giapponese”

“Senti Sakuragi, vedi di finirla, va bene?” ringhiai. “Capitano, allora, intesi. Nei prossimi giorni non ci sarò per problemi…ehm…familiari”.

“Va bene, non preoccuparti”

“Grazie capitano”

“Ma guarda che sorpresa, la volpe che ringrazia. Il mondo sta proprio andando a rotoli!”.

Stavolta non mi trattenei. Mollai un tremendo pugno in testa a quell’idiota e me ne andai.

Soi scoppiò a ridere e mi seguì.

 

“Quello era Sakuragi, vero?” chiese Soi mentre tornavamo a casa.

“Si…come hai fatto a capirlo?”

“La descrizione che mi hai fatto ieri sera era sin troppo perfetta. Ma sembra simpatico”.

“Si, ogni tanto lo è….”.

 

Il resto della giornata si svolse più che bene. Ci divertimmo, andammo persino al luna park.

 

Mi sentivo così felice…sino all’ora di cena, quando lei, mi ricordò che avremmo dovuto chiamare Yui e la sua amica.

Era vero…in effetti avrei dovuto farlo, mi dissi.

Così presi la cornetta e fissai un incontro per l’indomani.

 

Non che ne avessi molta voglia, ma certo non potevo fare altrimenti.

Decisi di non pensarci, e continuai a cucinare.

Soi mi sembrò pensierosa e le chiesi cosa avesse.

 

“Nulla, solo un po’ di tristezza” rispose con un sorriso mesto.

“E perché? Tra poco tornerai nel tuo mondo…tra i tuoi amici”

“Io non ho amici…però ora ne avevo trovato uno…è strano, come a volte vada la vita, non credi?”

Non risposi. Non sapevo che dire e tacqui.

 

SOI:

Non so perché mi sentissi tanto triste. Forse perché in quel luogo mi sentivo bene.

Era inutile però perdersi in quelle riflessioni.

Di lì a poco lady Yui avrebbe mantenuto la sua promessa.

E non avrei più rivisto Kaede.

 

RUKAWA:

Quella notte non dormii per niente.

Troppi pensieri si agitavano in me perché potessi addormentarmi.

Ma non potevo far nulla.

Solo attendere il nuovo giorno…una domenica

Che difatti giunse ben presto.

Mi alzai di malavoglia e, come al solito, Soi era già in piedi.

 

Poche ore dopo eravamo già a Tokyo.

Come la volta precedente Yui e Miaka erano venute a prenderci, in compagnia di Tamahome.

In più c’era un altro ragazzo, il fidanzato di Yui, Tetsuya Kagibara. Portava un paio d’occhiali scuri e doveva avere circa 22 anni.

Soi passò la giornata parlando del suo mondo con Yui e Miaka, mentre io mi sentivo non molto a mio agio.

Non sapevo che dire, né che fare, e mi alzai dalla panchina dov’ero seduto, dichiarando che sarei andato al bar a prendere da bere per tutti.

Per mia sfortuna però Tamahome mi seguì.

“Ti annoi?”

 

Sciocco negare. Me ne stavo li, senza dire nulla, occupato a contemplare Soi con lo sguardo perso….difficile credere che mi stessi divertendo.

“Parecchio”.

“Ti capisco. Ma fermare Miaka mentre parla è impossibile” disse ridendo.

“Ho notato”.

Notai lo sguardo che rivolse alla sua ragazza, e capii che doveva volerle davvero molto bene.

Soi mi aveva raccontato la loro storia. Lui un personaggio del libro, e lei un essere reale che erano riusciti a coronare il loro amore.

Fortunati loro.

 

“Senti Rukawa, posso farti una domanda?” esordì Tamahome, all’improvviso.

Mi ripresi subito e risposi.

“Si, certo”.

“Cosa pensi di Soi?”

“Che cosa?”

“Io credo di aver capito”

Non dissi nulla.

Era così evidente? Sembrava di si.

“E’ molto bella, vero?” continuò lui.

“Già…”

“Te ne sei innamorato, vero?”

“Anche se fosse?” dissi a voce bassa.

“Potrei capirti…meglio di chiunque altro. Anch’io ho amato qualcuno proveniente da un altro mondo…e conosco il dolore di perderlo. Lei deve andare via….”.

“Lo so…e non voglio pensarci”.

 

Chissà perché, quel ragazzo m’ispirava fiducia e, senza remore, aprii a lui i miei pensieri.

Avevo bisogno di qualcuno che mi ascoltasse e, forse, l’avevo trovato.

 

“Ascolta…credo che anche lei, a suo modo, ti sia affezionata, ma il suo cuore non è libero”.

“Nakago…”

“Si….credimi, io c’ero il giorno in cui lei morì per proteggerlo. Ero lì davanti, mentre Soi moriva…”.

Tutte le parole mi morirono in bocca. Non sapevo che dire.

Tamahome comprese e tacque, dirigendosi verso Miaka con le bibite in mano.

 

Camminai anch’io in quella direzione, col cuore a pezzi.

Lo sapevo, lo avevo sempre saputo.

Non avevo alcuna speranza.

Decisi.

Soi non avrebbe mai saputo nulla dei miei sentimenti, e l’avrei lasciata tornare nel suo mondo.

Era la scelta più dolorosa, ma la più giusta…

 

SOI:

Il giorno trascorso con lady Yui e la sacerdotessa di Suzaku fu lungo, ma piacevole.

Sino ad allora non sapevo cosa volesse dire avere degli amici e divertirsi senza pensieri.

Conobbi persino il fidanzato di lady Yui, e dovetti riconoscere che la sacerdotessa che avevo conosciuto era profondamente diversa dalla ragazza allegra che avevo davanti.

Sia lei che gli altri furono gentilissimi con me e si prodigarono perché potessi sentirmi a mio agio.

Quando venne la sera, tornammo a casa, con una certezza in più.

Lady Yui mi aveva annunciato che di lì a due giorni ci saremmo rivisti nuovamente, ed io sarei potuta tornare a Kuto.

Eppure, quelle parole, non mi diedero la gioia che mi aspettavo…

 

RUKAWA:

Le parole di Taka mi avevano colpito duramente, e per di più Yui aveva annunciato che Soi sarebbe tornata a casa martedì.

Tutto era pronto per il suo viaggio di ritorno, e non v’era motivo che lei rimanesse ancora qui.

 

Una verità pesante da accettare, ma che non poteva essere replicata.

 

Mi rimanevano solo due giorni da trascorrere con lei, e decisi che non li avrei sprecati.

Chiamai Miyagi e annunciai che sino a mercoledì non sarei venuto agli allenamenti.

Se davvero dovevo rimanere di nuovo solo, almeno avrei reso gli ultimi momenti indimenticabili, almeno per me.

 

E così feci, sino a che, veloce come mai, giunse quel giorno maledetto.

 

 

Il giorno era giunto, Soi se ne sarebbe andata per sempre.

Ma era giusto così. Questo non era il suo mondo. Lei doveva tornare dal suo Nakago; non poteva trattenerla a Kanagawa, non sarebbe stato giusto…ognuno doveva seguire la sua via e i suoi progetti. Purtroppo nella via di Soi, guerriera di Seiryuu, non era scritto che dovesse rimanere con un ragazzo di nome Kaede Rukawa.

Mi ripetevo che non dovevo essere triste, ma quel mattino le lacrime sgorgarono dai miei occhi. Piansi, per la tristezza e per la rabbia.

Era destino che io dovessi perdere tutto. Avevo creduto di trovare finalmente l’amore ma ora, poco dopo averlo trovato, se ne andava.

Quei brevi giorni erano stati il paradiso ma dovevo farmene una ragione…

Fu così  che quel mattino, nel quale brillava un sole dolorosamente luminoso, io e Soi ci recammo insieme da Yui e Miaka.

Le due ragazze avevano con se il libro magico che avrebbe riportato Soi a casa sua. L’ora era vicina.

“Bene, noi siamo pronte, possiamo iniziare” disse Yui.

Non sapevo cosa dire. Avrei voluto urlare a Soi il mio amore, ma qualcosa mi trattenne. L’unica cosa che riuscii a fare fu togliermi una catenina d’argento che portavo al collo e dargliela, dandole l’ultimo saluto tra le lacrime che mi stringevano la gola

“addio….”.

“Grazie.” mormorò indossando il sottile filo d’argento intorno al collo.

“Cerca di stare bene ….” sorrisi, lasciando sfogo al pianto.

“Non ti preoccupare Kaede” disse, iniziando ad incamminarsi verso Yui.

 

Mentre era quasi arrivata però, si voltò verso di me e tornò indietro, come se avesse dimenticato qualcosa.

“Soi….”

“Kaede, prima di andarmene volevo dirti un’ultima cosa. Quando arrivai qui, tutto quello  che contava per me era poter tornare da Nakago. Adesso…non so…ma forse, se ti avessi incontrato prima…sarebbe andata diversamente”

“E’ la cosa più bella che potessi dirmi”

“Possiamo salutarci ora” concluse avvicinando le labbra alle mie “questo è il mio regalo d’addio…”.

 

Fu quel bacio l’ultimo saluto.

Pochi minuti dopo la mia amata Soi sparì per sempre e non la rividi mai più.

 

SOI:

Poco dopo il nostro addio, fui avvolta da una potente luce rossa e persi i sensi. Quando mi risvegliai ed aprii gli occhi, mi ritrovai in un paesaggio familiare.

Ero poco lontano dal luogo nel quale vivevo.

Mi rialzai immediatamente, e corsi a perdifiato sino alla mia casa.

Per fortuna c’era ancora. Anzi, nulla era cambiato, tutto era come prima…

Aprii la porta ed urlai

“Nakago”. Lui era li.

Si voltò e mi corse incontro, stringendomi tra le sue braccia.

“Pensavo di non rivederti più”  disse, senza lasciarmi.

 

“<Sono a casa….a casa….>” continuavo a ripetermi, traboccante di felicità.

ma perché, nel mio cuore, un piccolo demone si agitava, sussurrandomi

“sicura? “.

E forse non lo ero davvero…ma non avevo scelta…….

Dovevo di nuovo guardare al futuro ….

 

 

EPILOGO 1: RUKAWA

 

E’ passato un anno intero da allora.

Ogni tanto rivedo Yui, Miaka e Taka e spesso gli chiedo di parlarmi di quella stupenda avventura vissuta da loro grazie a quel libro.

Miaka ha una grande pazienza, e mi racconta sempre di tutte le sue vicissitudini durante la permanenza in quel mondo incantato che io non ho mai visto.

Certo, a lei e Taka è andata bene. Purtroppo io non sono stato così fortunato, ma evidentemente non poteva essere altrimenti.

Quando sono triste tiro fuori la fotografia che scattammo insieme al parco e risento la sua risata cristallina vicino a me.

Posso dire di essere tranquillo; ho ripreso la mia vita di sempre, continuo a giocare a basket e mi sono iscritto all’università. Ho iniziato a prendere lo studio sul serio e penso di trasferirmi a Tokyo l’anno prossimo.

E chissà che proprio li non incontri la fanciulla destinata a guarire le ferite del mio cuore….

 

 

EPILOGO 2: SOI

Quanto tempo è trascorso dal mio ritorno a Kuto? Non lo so con esattezza. Mesi e mesi, durante i quali ho pensato spesso a tutto ciò che era avvenuto.

Questo strano viaggio mi ha fatto bene, mi ha resa più forte e mi ha dato la possibilità di conoscere meglio lady Yui, che prima avevo odiato tanto.


Nakago sa tutto quello che mi è successo, ma non gli ho raccontato dell’addio tra me e Kaede. Non capirebbe e poi…voglio custodire quel bel ricordo da sola.

Chissà come sarebbero potute andare le cose, se io e lui ci fossimo incontrati altrove….

Non so se davvero il mio fosse amore o solo profondo affetto, visto che continuo ad amare Nakago con la stessa intensità di prima….

Non lo so…e non voglio saperlo….per non scoprire una verità che potrebbe essere dolorosa….

 

 

FINE!

 

 

 

Kaiharn (kaiharn@virgilio.it)