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Storia degli shoujo
Si inizia a parlare di shoujo manga negli anni 50, periodo durante il quale gli autori degli shoujo erano per lo più uomini, e le protagoniste delle storie erano per lo più bambine delle elementari, ed il tema portante erano le relazioni madre-figlia, non si parlava ancora di storie d’amore data la giovane età delle protagoniste. All’epoca gli shoujo si dividevano in 3 categorie: commedia umoristica, horror e strappalacrime, e venivano pubblicati su riviste mensili.
Negli anni 60, più precisamente nel 1963, la serializzazione degli shoujo diventò settimanale, pertanto il numero di artisti aumentò, e venne notevolmente incrementato anche il numero di autrici donne, in quanto si dimostravano più abili nell’incontrare le richieste del pubblico femminile, portando a un aumento delle vendite.
In questi anni debuttano grandi mangaka, prima fra tutte Machiko Satonaka, che fece la sua comparsa nel 1964, all’età di 16 anni! Questo diede la spinta a numerose ragazze che volevano intraprendere questo mestiere, e di lì a poco il numero di storie venne notevolmente incrementato, nacquero tantissime riviste e i manga iniziarono a vendere come mai prima d’ora.
Alla fine degli anni 60 gli autori uomini erano ormai tornati a dedicarsi esclusivamente ai manga per ragazzi, e le mangaka avevano monopolizzato il filone degli shoujo, ma qui si impone un cambiamento: gli shoujo diventano mensili, e questo perché le autrici, potendo lavorare con più calma, producevano opere più profonde e caratterizzate, car
atteristiche fondamentali per gli shoujo.
Nei primi anni 70 debuttarono con enorme successo “Le favolose del 49” (Ryoko Ikeda, Keiko Takemiya Moto Hagio, Yumiko Ooshima e Ryoko Yamagishi) mangaka chiamate così perché erano nate per lo più nel 1949, e furono proprio loro ad aprire il genere degli shoujo, infatti iniziarono a toccare tematiche differenti, a creare uno stile grafico diverso, a scrivere per un pubblico più adulto, e tutto ciò portò a un notevole miglioramento del genere.
Si iniziò così a trattare in modo diverso anche le storie d’amore, rendendole meno drammatiche, e le cui protagoniste erano ragazze giapponesi. Sempre in questi anni ebbero un notevole sviluppo anche le storie che vedevano come protagonisti noi occidentali nei secoli passati, e molte di queste divennero famose anche in Italia, dove i manga erano per lo più sconosciuti.
Negli anni 80 il genere shoujo era notevolmente cambiato dall’inizio, ora le protagoniste stavano diventando personaggi più liberi, spensierati, molto diversi dalle eroine di un tempo.
In questi anni alcune mangaka provano a seguire una strada diversa rispetto a quelle che seguivano le orme delle “favolose del 49”, una tra queste è Taku Tsumugi, che inizia a focalizzare le sue opere sul Giappone contemporaneo, facendo protagoniste dei suoi manga delle comuni ragazze, che avevano molto in comune con le lettrici.
Sempre in questo periodo, la specializzazione dei manga aumenta, e il target dei lettori si restringe in fasce di età ben definite, che esistono tutt’ora.
Negli anni 90 le case editrici iniziano a proporre una notevole varietà di sottogeneri, indirizzati a delle specifiche tipologie di donna, questo per andare in contro a tutte le lettrici “mature”.
Insomma, più si va avanti, più il genere degli shoujo si allarga, includendo al suo interno storie di tutti i tipi e per tutte le età, allora non si parlerà più di “manga per ragazze” tutti cuoricini e fiorellini, ma di un genere molto più vasto e completo, adatto a tutti!
Per le info qua riportate ringrazio www.shoujo-manga.net
