Anche gli oggetti hanno uno spirito

Quanti oggetti adoperi, butti e regali durante la tua vita? Eppure non ci dai mai troppo peso, a volte certi arnesi sono utilizzati con quotidianità, tanto che si dimentica quanto ci può aiutare e che senza ad esso non riusciremmo a realizzare la nostra idea.

Hai mai pensato che gli oggetti che utilizzi quotidianamente possano avere uno spirito? Secondo i giapponesi ogni utensile al compimento dei 100 anni, si anima. Ma quanti riescono ad arrivare a quell’età conquistando la loro anima?

La nascita dei tsukumogami

Uno degli tsukumogami più famosi, è quello dell'ombrello, il karakasa o kasa-obake
Uno degli tsukumogami più famosi, è quello dell’ombrello, il karakasa o kasa-obake

E’ un tipo di yokai (spirito), che diventò molto popolare alla fine del X secolo. Serviva a valorizzare la credenza dei nipponici agli spiriti, per diffondere le dottrine del Buddhismo Shingon. Secondo la leggenda qualunque oggetto, dall’attrezzo al contenitore agli arnesi più svariati, dopo 100 anni di servizio ricevono un’anima, diventando così tsukumogami. La vita di questi oggetti viene scritta da chi li prende in mano, da chi li usa e se ne prende cura.

Questi spiriti però, per la maggior parte sono considerati innocui, tendono solo a fare qualche scherzo, tuttavia se vengono trattati male o rotti durante i 100 anni, diventano vendicativi nei confronti di chi li ha gettati via, ritenendoli vecchi ed inutili.

Infatti ogni spirito ha un aspetto, anche in base a come è stato adoperato l’oggetto e a quale sia il suo stato, più è aggressivo e rancoroso e più il suo aspetto sarà terrificante, se invece è uno yokai innocuo, lo sarà anche la sua forma. Solo le persone che hanno una particolare sensibilità e attaccamento ai vecchi oggetti, è in grado di percepire e vedere gli tsukumogami, potendoli aiutare e ricevendo così in cambio protezione dall’oggetto stesso.

Rendere omaggio agli spiriti

 Una sarta all'opera con il suo ago, a cui un giorno darà il suo ringraziamento
Una sarta all’opera con il suo ago, a cui un giorno darà il suo ringraziamento

In alcuni santuari scintoisti, per evitare la rabbia degli tsukumogami, si praticano diverse cerimonie per consolare gli oggetti rotti e inutilizzati. Queste celebrazioni si chiamano kuyou “celebrazione funebre”, un vero e proprio funerale degli oggetti, al cui termine vengono distrutti. Un kuyou molto famoso è quello delle bambole (ningyou), viene dato l’addio dalle loro proprietarie, pregando per loro e ringraziandole per il compito svolto durante gli anni d’utilizzo, infine vengono bruciate.

Un’altra cerimonia famosa è quella per gli aghi da cucito rotti, gli harikuyou, li si ringrazia per il lavoro svolto. Si dice che le sarte durante il giorno dedicato alla protettrice delle risaie, si riposino, approfittandone così per celebrare gli aghi rotti e ossidati, infilzandoli in torte di tofu o konnyaku (pianta da cui viene estratta un tipo di farina e gelatina vegetale).

E’ una grande forma di rispetto che i giapponesi hanno sviluppato per gli oggetti, nulla va sprecato, rotto o buttato, bisogna essere sicuri che un attrezzo non possa più essere utile né a noi né per qualcun altro prima di gettarlo, altrimenti viene riciclato per poter creare altri oggetti.

Cosa ne pensi di quest’usanza? C’è qualche oggetto a cui sei particolarmente affezionata?


About JessicaChan

Lascia un commento