Lo shoujo manga

Cosa è uno shoujo manga

Lo shoujo (少女), che significa “ragazza”, è un tipo di manga pensato soprattutto per un pubblico femminile con meno di 18 anni. Un manga shoujo è considerato tale se viene pubblicato in Giappone su una rivista a lui dedicata. Quindi, questa classificazione dipende dal pubblico a cui è destinato, e non dal genere o dallo stile del manga.

Questi manga si distinguono per storie romantiche, emozionanti e spesso focalizzate sulle relazioni sentimentali. Oltre alle storie romantiche, esistono shoujo manga che esplorano anche altri generi, come il fantasy, il soprannaturale e l’horror, riuscendo così a soddisfare i gusti più diversi.

Sailor Moon
Sailor Moon

Gli shoujo manga si distinguono per uno stile grafico ricco di dettagli e tratti delicati. Un elemento caratteristico di questo genere sono gli occhi grandi e brillanti, accompagnati da espressioni esagerate che enfatizzano le emozioni dei personaggi.

Le protagoniste sono generalmente ragazze e le storie si concentrano principalmente su amore, amicizia e crescita personale, mettendo in luce l’evoluzione dei personaggi principali, le loro aspirazioni e le difficoltà che incontrano. Nonostante l’amore sia il tema principale, vengono affrontati anche argomenti come la famiglia, la solitudine e il cammino verso la scoperta di sé.

Lo shoujo manga è un genere che, ancora oggi, continua a coinvolgere e appassionare lettori di tutte le età.

Come riconoscere gli shoujo

Gli shoujo sono spesso caratterizzati da tematiche romantiche e da un focus sulla crescita personale. Si riconoscono facilmente grazie al loro stile artistico delicato, con occhi grandi, linee morbide e dettagli decorativi come fiori e sfondi astratti. Le storie si concentrano principalmente su relazioni, triangoli amorosi e ambientazioni scolastiche.

Per identificare con certezza un manga shoujo basta verificare su quale rivista è stato pubblicato, ovvero dal target di pubblico a cui si rivolge. Se appare su una rivista dedicata al pubblico femminile giovane, come quelle rivolte al target shoujo, allora il manga viene classificato come tale.

Storia dello shoujo manga

È il gennaio del 1953 e, sulla rivista Shoujo Club di Kodansha, appare la prima puntata di una nuova serie. La protagonista ha i capelli corti e un ampio cappello con una grande piuma rossa, è un’eccellente spadaccina e ha coraggio da vendere. Per colpa di un angelo dispettoso, la sua natura è per metà maschile e per metà femminile e dovrà combattere per poter ereditare il trono del padre, riservato ai discendenti maschi e insidiato dal malvagio duca, fratello del re.

Il suo nome è Zaffiro, il suo autore il leggendario Osamu Tezuka, e la serie segna la nascita dello shoujo manga moderno.

Tavola del manga La principessa Zaffiro
La principessa Zaffiro

Molte delle caratteristiche della Principessa Zaffiro ritorneranno nelle sue figlie e nipotine per i successivi settant’anni.

All’iniziale impronta data dal “dio del manga”, si affiancheranno nuove idee e nuove sensibilità, destinate a rendere lo shoujo manga un universo complesso e ricco di possibilità espressive.

Ma percorriamo con ordine la storia di quello che, se siete qui con noi, è di sicuro il vostro filone preferito.

Le prime lettrici degli shoujo furono le bambine del dopoguerra, nate tra il 1946 e il 1949. Alle scolarette della scuola elementare erano dedicate le prime serie, pubblicate negli anni ‘50 e disegnate da autori maschili, tra i quali spiccano, oltre a Osamu Tezuka, alcuni nomi che faranno poi la storia di altri generi, come Leiji Matsumoto (autore tra l’altro del celeberrimo Capitan Harlock) o Shotaro Ishinomori (autore di Cyborg 009 e maestro di Go Nagai).

Le mangaka donne sono pochissime. Ricordiamo Toshiko Ueda, che racconta la sua esperienza di internamento in Manciuria in Fuichin-san, la cui protagonista diventa la mascotte di Shoujo Club; Miyako Maki, dal cui manga Maki no kuchibue nascerà Licca-chan, la Barbie giapponese; la precocissima Hideko Mizuno, che debutta a soli 15 anni; Watanabe Masako, che oserà inedite atmosfere horror. Le loro eroine delicate, dai grandi occhi e dai colori pastello, risentono tutte dell’influenza del maestro Tezuka e della sua Zaffiro.

Le storie di questo periodo hanno per protagoniste bambine coetanee delle piccole lettrici e hanno al centro per lo più la relazione madre-figlia, che si declina ora in commedie umoristiche, ora in storie strappalacrime.

Le piccole lettrici di Zaffiro e compagne crescono, e il mondo del manga le segue, cercando di assecondarne i gusti e gli interessi. Per le adolescenti vengono disegnate le prime storie d’amore e, in generale, storie in cui gli stati d’animo, i rapporti tra i personaggi, le ambientazioni hanno sempre maggior importanza. Lo stile grafico risente dell’impostazione narrativa: appaiono così i grandi occhi espressivi e gli sfondi accurati e talvolta metaforici, con fiori, stelle, scintillii. Queste scelte stilistiche, volte a trasmettere ed enfatizzare il più possibile le emozioni dei protagonisti in tutte le loro sfumature, diventeranno il tratto caratteristico degli shoujo da qui in avanti.

Ma i cambiamenti non finiscono qui. Dopo aver divorato le pagine dei manga altrui, le bambine si mettono a disegnare.

Nella scuola elementare di Osaka, la piccola Machiko Satonaka vede i suoi insegnanti bruciare Astro boy di Tezuka davanti agli studenti, per vietare loro di leggere un’opera tanto violenta e antiscientifica. Machiko fa voto di proteggere ed elevare i suoi adorati manga e, nel 1964, a soli 16 anni, debutta con la prima di una lunghissima serie di opere, che aprirà la strada ad altre giovani artiste, desiderose di emularla tentando la via professionale.

Nello stesso anno, Yoshiko Nishitani pubblica Haruko no Mita Yume. Con lei le eroine diventano le adolescenti della porta accanto, alle prese con le prime cotte, e lo shoujo acquisisce quella che sarà la sua tematica centrale e caratteristica per moltissimo tempo. Le storie della Nishitani sono ambientate nel Giappone contemporaneo, il che favorisce l’identificazione da parte delle lettrici.

Moltissimi sono i debutti di artiste ancora adolescenti, come Yasuko Aoike, che pubblica Sayonara Nanette a soli 15 anni, e Minori Kimura, che ha solo 14 anni quando la sua Picnic appare sulla rivista Ribon.

Le riviste si moltiplicano, le vendite decollano. Le nuove storie conquistano sempre più lettrici. Alla fine degli anni ‘60, le giovanissime e talentuose mangaka hanno spazzato via gli autori uomini, e lo shoujo diventa a tutti gli effetti un filone tutto al femminile.

Cosa sarà mai successo nei cieli giapponesi durante il ventiquattresimo anno dell’era Showa, corrispondente al nostro 1949? Sì, perché si ha davvero l’impressione di una miracolosa congiunzione astrale che determina, in quell’anno, la nascita delle grandissime dello shoujo manga.

Le bambine della “Generazione manga” sono ormai donne, e le loro letture infantili hanno nutrito un’immaginazione e un talento che non conoscono confini.

Al principio degli anni ‘70, i loro pennini portano una nuova, vitalissima linfa nel filone shoujo, determinando una straordinaria fioritura degli imperituri castelli del sogno e della fantasia, come li definiva Selma Lagerlöf, autrice di tutt’altra epoca e latitudine, ma anche lei di straordinaria inventiva.

Nuove tematiche, nuovi stili, nuove storie. E un nuovo pubblico, che non siano più solo le adolescenti, ma anche le giovani donne, alle prese con situazioni esistenziali drammatiche.

Per accontentare un pubblico sempre più eterogeneo, lo shoujo viene articolandosi in una molteplicità di sottogeneri.

Grazie alla trasposizione anime, riscuotono un grande successo internazionale gli spokon, ambientati nel mondo dello sport. La serie pioniera, in questo filone, è Attack n.1 (Mimì e le ragazze della pallavolo) di Chikako Urano, a cui seguirà, tra gli altri, il celebre Ace o Nerae (Jenny la tennista) di Sumika Yamamoto.

Ace o Nerae
Ace o Nerae

Tutt’altri temi e toni per lo shoujo majokko di maghe e streghette. Antesignana del genere, è Mahōtsukai Sarī (Sally la maga), pubblicato nel 1966 da Mitsuteru Yokoyama e animato da un giovanissimo Hayao Miyazaki. Anche il maestro Tezuka si cimenterà con il majokko, che avrà un’enorme fortuna, con La meravigliosa Melmo (in Italia I bon bon magici di Lilly), uscito nel 1971, in cui la piccola protagonista può trasformarsi in un’adulta, uno schema narrativo che ritroveremo in infinite variazioni.

Le ambientazioni non si limitano più al Giappone contemporaneo, ma variano nello spazio e nel tempo. Col celeberrimo Versailles no Bara (Lady Oscar), nel 1972, Riyoko Ikeda apre la strada agli shoujo di ambientazione storica.

Alle Favolose del ‘49 si affiancano anche autrici meno innovatrici, ma comunque di spessore, quali Yumiko Igarashi e Waki Yamato. La prima, in coppia con Kyoko Mizuki per Candy Candy e con Mann Izawa per Lady Georgie, ambienta i suoi lavori nei paesi occidentali e in epoche del passato. Waki Yamato, invece, sarà autrice, tra l’altro, di Una ragazza alla moda e di una splendida ed accurata riduzione del celebre Genji Monogatari, il grande classico della letteratura giapponese.

Candy Candy
Candy Candy

Il tema delicato, e per l’epoca scandaloso, dell’omosessualità viene declinato sia al maschile, coi lavori di Hagio Moto (Il cuore di Thomas) e di Keiko Takemiya (Il poema del vento e degli alberi), che al femminile, con Shiroi Heya no Futari di Ryoko Yamagishi.

Lo shoujo si apre anche alla fantascienza, al fantasy e alle atmosfere più oniriche, per esempio con i lavori di Yumiko Oshima, che inventa il tipo della graziosissima nekomimi, la ragazza gatto.

Non sempre le innovazioni delle giovani e audaci mangaka hanno la strada spianata: il lavoro della Takemiya, per esempio, deve aspettare per ben nove anni la pubblicazione, per via delle scene sensuali che l’autrice si rifiuta categoricamente di tagliare.

Ma il pubblico ama i nuovi lavori e chiede situazioni sempre più realistiche e autentiche, al di là delle censure e dei perbenismi.

Negli anni ‘80 nascono le prime riviste dedicate al pubblico femminile adulto. Contenuti espliciti, storie quotidiane anche molto drammatiche sulla morte e la malattia, temi scabrosi, come lo stupro, l’incesto, la prostituzione, sono al centro delle nuove serie, che conoscono un boom nel decennio successivo.

Si modificano in modo significativo anche i personaggi femminili. Non più donne permeate dallo spirito di sacrificio, ma personaggi più forti e liberi, come più forti e libere sono le autrici e le lettrici delle storie. Le brave bambine di un tempo diventano addirittura cattive ragazze, come in Hot Road di Taku Tsumugi, antesignano dei grandi successi di Ai Yazawa nel ventennio seguente.

Anche le bambine, negli anni ‘90, non sono più le quiete scolarette del dopoguerra. La divisa scolastica alla marinaretta diventa la divisa della più famosa combattente del mondo shoujo: Bishōjo senshi Sailor Moon.

Nella serie celeberrima di Naoko Takeuchi, ritroviamo tanti dei temi che hanno fatto la storia dello shoujo, dalla commedia romantica, all’amicizia femminile, alla magia. E, nelle guerriere vestite alla marinara per salvare il mondo, rivediamo anche il senso di giustizia e il coraggio della loro “nonna”, la principessa Zaffiro. Le guerriere Sailor daranno vita al filone del majokko sentai (fusione tra maho shoujo e super sentai), a cui si possono associare i grandi successi degli anni Duemila: Tokyo Mew Mew e il longevo franchise di Pretty Cure.

Lo shoujo, ormai, non conosce più tabù né confini. Anche dal punto di vista stilistico, il canone grafico si è ampiamente rinnovato, lasciando spazio anche a stili più scarni e stilizzati.

Il lungo percorso cominciato con la principessa dai capelli corti e dall’ampio cappello con la piuma rossa è ancora pieno di vitalità, dopo quasi settant’anni.

Come ha dichiarato la sensei Hagio Moto, tra le regine indiscusse di questo filone, la galassia degli shoujo è ricchissima di possibilità ancora inesplorate.

Il che significa che noi lettrici (e, perché no?, lettori) possiamo aspettarci ancora tante nuove emozioni e ancora tante nuove, straordinarie eroine.

E non finisce qui….

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Non solo adolescenti innamorate, divise scolastiche, petali di ciliegio: il manga shōjo, come viene chiamato il manga per ragazze, è un universo complesso e sfaccettato, ricchissimo di generi e di autori. Dalla principessa Zaffiro a Sailor Moon, da Lady Oscar a Card Captor Sakura, un’avventura che dura da oltre settant’anni, in cui si intrecciano vicende appassionanti, mille influenze artistiche e la storia del Giappone dell’ultimo secolo.

Una ricostruzione avvincente come un romanzo, arricchita di schede monografiche e bibliografie, e accompagnata da un suggestivo percorso per immagini, alla scoperta di autori più o meno conosciuti e delle loro tecniche grafiche.

Amo il manga shōjo! Ha in sé così tante possibilità! – Moto Hagio

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Credits

Ringraziamenti: Si ringrazia Eriru per le precisazioni e la revisione.

Co-Autore: Haruka, Eriru. La stesura dei testi sulla “Storia dello shoujo manga” è a cura di Anego.

Fonti Consultate: callenreese.com (sito in inglese), hoorayitsdreamday.com (sito in inglese, non attivo), it.emb-japan.go.jp, Shoujo Manga Outline, jappalibri.blogspot.com, antoniogenna.com, Anime Click, fumettologica.it, tezukaosamu.net (sito in inglese), fr.wikipedia.org – Hideko Mizuno (sito in francese), fr.wikipedia.org – Toshiko Ueda (sito in francese), fr.wikipedia.org – Shoujo Club (sito in francese), fr.wikipedia.org – Yoshiko Nishitani (sito in francese), en.wikipedia.org – Minori Kimura (sito in inglese), en.wikipedia.org – Machiko Satonaka (sito in inglese), en.wikipedia.org – Chikako Urano (sito in inglese), en.wikipedia.org – Yumiko Oshima (sito in inglese),en.wikipedia.org – Ryoko Yamagishi (sito in inglese),en.wikipedia.org – Shiroi Heya no Futari (sito in inglese),en.wikipedia.org – Year 24 Group (sito in inglese)
it.wikipedia.org – Il poema del vento e degli alberi,it.wikipedia.org – Moto Hagio, it.wikipedia.org – Naoko Takeuchi, it.wikipedia.org – Keiko Takemiya, it.wikipedia.org – I bon bon magici di Lilly